Elio Mariucci
ANÀBASIS

Coesistono in Elio Mariucci più nature antinomiche. Ci ho messo tempo a comprendere questa realtà, pur se conosco Elio da lunghi anni.
Più di una volta in passato mi sono chiesto come poteva un artista produrre, allo stesso tempo, cose così diverse tra loro.
L’occasione per andare al fondo del suo modo di essere artista me l’ha fornita Mariucci stesso, allorquando mi ha chiesto di curargli questa sua mostra alla Rocca di Umbertide.
Giunto alla soglia dei 67 anni, Elio ha voluto con questa occasione fare il punto della situazione, quasi un bilancio della sua frequentazione con l’Arte.
Così mi sono trovato davanti alle diverse realtà attraverso le quali la natura di questo artista si esprime.
Ho individuato tre filoni principali, ognuno dei quali necessita degli altri per esistere, che si completano e si sorreggono
a vicenda.
Il primo filone, i “fantasmi”, è quello più intimo e nascosto di Elio, che si rifà all’infanzia e alla sua famiglia, con particolare riferimento alla figura paterna, in cui realizza figure che nascono dall’assemblaggio di elementi, prevalentemente metallici, trovati durante passeggiate in campagna o presso robivecchi e sfasciacarrozze.
Con questi materiali prendono forma creature fantastiche che afferiscono ai propri ricordi di bambino, alle proprie paure ancestrali e anche ai propri sogni.
Le loro creazioni sono quasi gesti apotropaici ed esorcistici al contempo.
Creare mostri per poterli vedere, renderli simili a giocattoli con cui poter giocare e, quindi, con cui superare le proprie paure e le proprie ansie.
Questi “Ferri” si trovano all’inizio del percorso, nelle segrete della Rocca, che ben si prestano a questo scopo. Una partenza ctonia, che non poteva essere diversa, attraverso le paure e i sogni del bambino-Elio.
Il secondo filone è quello che ha contraddistinto la sua vita e quella della sua famiglia: il filone dei mobili d’arte.
Questa seconda parte dell’esposizione, “Mobili”, si svolge nelle sale seguenti della Rocca, apprestandosi a salire
verso la luce.
Con l’alta perizia artigianale che lo contraddistingue e che ha supportato la natura artistica, Elio si è guadagnato da vivere creando un’azienda che ha prodotto mobili di singolare originalità.
Del resto il connubio tra arte e artigianato ha illustri precedenti nelle Arts and Crafts oltre che nel Bauhaus.
Nei mobili Elio ha fatto convergere tutte le sue diverse nature e i suoi interessi, da quello artigianale a quello artistico, da quello pittorico a quello letterario.
Infatti vari sono i campi in cui egli si è cimentato: teatro, recitazione, scenografia, scrittura drammaturgica, poesia, pittura. Quest’ultima lo ha visto protagonista della scena artistica altotiberina, ma non solo, sia in gruppo (Gruppo 13×3, insieme a Meoni, Ottaviani, Pellegrini), che singolarmente.
Partito da istanze figurative, in cui si possono ravvisare ascendenze onirico-simboliche, come per esempio in lavori che richiamano la pittura di Savinio, degli anni ’70, fino a lavori che guardavano alla Pop Art italiana.
Ma l’incontro fatale in pittura fu quello con Piero Dorazio.
Il Maestro prese sotto la sua ala il Gruppo 13×3, trascinandolo verso le istanze dell’Astrattismo Geometrico. Recentemente Elio mi ha detto: “…non riesco a staccarmi dall’Astrattismo Geometrico, fa profondamente parte di me”.
La frequentazione di Elio con Piero Dorazio è andata avanti anche dopo lo scioglimento del Gruppo 13×3 e fino alla scomparsa del grande maestro.
L’approccio di Elio Mariucci all’arte e a tutte le manifestazioni cui dà vita è estremamente giocoso.
Il gioco per Elio è una cosa molto seria, essenziale, che gli permette una levità che altrimenti non gli sarebbe possibile.
La terza parte del percorso, nella parte alta e in luce dell’antico fortilizio, è quella puramente pittorica.
Vi sono esposti lavori recenti, alcuni prodotti espressamente per questa occasione, in cui la pittura di Elio volge verso una fase che chiamo “Astrattismo Geometrico Lirico”.
Qui vengono sublimati il sentimento e la tensione verso le forze della natura che fanno parte del sentire più profondo di Elio Mariucci, attraverso un linguaggio rigoroso e attento.
Ogni lavoro parte da un disegno, che come testimonianza viene poi incollato nel retro del quadro finito, per poi spingersi al suo compimento come attraverso una partitura musicale.
Lavori forti e lievi allo stesso tempo, che rendono esplicita la natura antinomica dell’artista Elio Mariucci.

Marco Baldicchi